La Stanza di Lilith: gli editoriali dell'Indiavolato

FOSCHIA: LA RIVELAZIONE LIVE

Anche questa settimana è con noi nella Stanza la nostra Malachina, che ci volete fare, a noi piace quello che scrive e a lei piace andare in giro per concerti, un matrimonio perfetto insomma 😉 E anche questa volta, non si è lasciata scappare una grande esibizione… Buona lettura!
La vostra Lilith

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Ci sarà sempre qualcuno che suona, da qualche parte in giro per la città,
ci sarà sempre qualcuno che riempie l’aria di musica, bella o brutta che sia,
in uno degli infiniti angoli del mondo. E se proprio, in accordo con la legge dei grandi numeri, mi doveva capitare di rimanere stupita da uno o più agenti dell’arte, nascosti in una sera calda di agosto, sono stata felice di essermi imbattuta nei Foschia.

Chi sono? A spiegarlo c’è il rischio di perdersi un po’.

Posso dire che Foschia è una band, su questo non ci piove, composta da cinque giovani musicisti di talento. Posso dire che il loro entusiasmo è contagioso, che i loro pezzi sono tanto particolari, tanto originali, non solo suonati ma anche interpretati. Il fatto è che a dirlo mi sono già annoiata. Vediamo se riesco a fare di meglio: alcune delle loro canzoni potete trovarle sulla loro Pagina Facebook ma oggi voglio fare un piccolo viaggio con “Ombre Scure alla Stazione” e cercherò di portarvi con me.

Ascoltare i Foschia è come camminare lungo un marciapiede risicato dentro uno dei vicoli bui della Rossa in una notte senza luna. Scontato? Forse.

Ascoltare i Foschia somiglia un po’ a quel momento in cui ti guardi indietro e tutto dentro di te ti urla di lasciar perdere perché non ne ricaverai altro che dolore. E tu guardi, con il sorriso sulle labbra, e ascolti, piano piano, senza fretta. Troppo iconico? Può darsi.

Ascoltare i Foschia non lo si fa soltanto con le orecchie. Lo si fa con la pelle, con le mani e con i piedi che non smettono di battere tempi, sincopi, asimmetriche metriche serrate di rock su strascichi inaspettati di blues. Lo si fa con la distrazione di chi si arriccia i capelli con le dita per un’ossessione incontrollabile perché ormai è altro da sé, pura musica. Lo si fa con l’attenzione di un artigiano del suono, pronto ad indovinare la prossima nota, il prossimo assolo. E in entrambi i casi è fottutamente divertente.

Ascoltare i Foschia significa storcere un po’ il naso per l’enfasi fin troppo teatrale delle voci: ti spinge a pensare a qualcosa di vagamente vicino al Teatro degli Orrori, qualcosa che però non ne conserva lo stesso profumo. E ti porta all’inevitabile conclusione che vorresti e dovresti arrabbiarti ma tutto ciò che riesci a fare è sorridere, perché – porco giuda – questi non hanno nemmeno diciotto anni e già tentano nuove corde, corde difficoltose, insidiose, già sperimentano più di quanto non abbiano fatto le 456789 boy band nate e morte negli ultimi 15 anni. Forse non riuscendoci appieno ma comunque levigando, aggiustando a piccoli passi, a piccoli morsi.

Perché ascoltare i Foschia significa anche accettarne l’età, i limiti, le imprecisioni. Ascoltare i Foschia significa affezionarsi ad un materiale grezzo ma affascinante, non ancora raffinato eppure pronto a diventare qualcosa di estremamente bello.

Ascoltare i Foschia, sentirne la passione, la vitalità e la potenza, significa anche rimanere incantata ad osservare i loro fan con l’occhio attento e alticcio di una novella Sick Girl scozzese, nonché ex adolescente ribellina e nostalgica più di una canzone di Guccini. Significa sentirsi piena d’orgoglio per una generazione che non è completamente da buttare, significa ricordare, con il cervello stracolmo di emozioni contrastanti, che un tempo eravamo anche noi come loro, esaltati e pronti a pogare, e che forse non siamo mai cambiati. Significa restare imbambolati e felici a godersi lo spettacolo di un gruppo di giovani professionisti, teneramente fuori controllo, che esprimono sé stessi su musiche fosche, cupe e inquietanti quanto un campo di grano con corvi lasciato al pennello di Messieur Van Gogh.

A cura di Malachina

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L'Indiavolato è un supplemento editoriale de La Suburbana Magazine - Aut. Trib. Bologna n. 7793 del 17.09.2007 © 2018 L'Indiavolato. All rights reserved. www.indiavolato.it

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