La Stanza di Lilith: gli editoriali dell'Indiavolato

MELODY CLUES: WILLIAM MANERA

Nell’editoriale di questa settimana ospitiamo la nostra amica Malachina, penna sopraffina e orecchio altrettanto, che è andata per noi a godersi un grande concerto. Chi/cosa/come sta per raccontarvelo lei, godetevela 😉
Vostra Lilith

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“La musica live è morta”, recita un volantino di protesta abbandonato lungo i portici della mia città. Dal momento che la cosa si è già detta del Punk e di Dio, non sono totalmente convinta dell’affermazione.
La sentenza lapidaria e triste perde di significato e d’importanza nel momento stesso in cui il mio sguardo si posa sul Bravo Caffè. L’inconsistenza della condanna a morte si fa palese nell’attimo preciso in cui William Manera comincia a cantare.

Non so se sia il suo sorriso, la sua voce, il suo talento nel suonare il piano; non so se sia l’estrema bravura dei musicisti che lo accompagnano, l’atmosfera calda e d’altri tempi del Bravo; non so nemmeno se sia il mio flusso di pensieri, immerso in un turbine incontrollato di domande, a proiettarmi sulle note dei pezzi che ascolto. Ma qualcosa c’è.
Una scintilla all’inizio impercettibile, una lieve brace che illumina a malapena il suo tizzone. Assoli, e strofe, e ritornelli che mi parlano, parlano a quel fuocherello contrito e infine, tra lo stupore generale del branco di matti che vive “Nel Mio Cervello”, divampa l’incendio. Brucia ogni foglio, ogni dubbio o perplessità, e i miei occhi si fanno timidi, e i brividi solcano contenti i contorni della pelle.

Il sorriso divertito nell’ascoltare le rocambolesche avventure di un musicista in “Due Minuti” si fa risata amara lungo le rime de “L’Analfabeta”; e “La tua sagoma” mi affascina, delicata e struggente, e riesce persino a farmi venire voglia di romanticismo d’altri tempi. Lo stesso profumo che ritrovo in “Buongiorno Bambolina”, l’odore d’amore che non si riesce bene a spiegare qual è. Che sia lavanda o ginepro a riempire le narici di chi ama io non lo so, ma ogni fibra freme immersa nelle note di “Se Tu Fossi Mia”.

“Se tu fossi mia mi addormenterei con il corpo riverso su un lato anche se non ci sei.”

E qualcosa si rompe. Dentro me, dentro chi ascolta. Una sorta di consapevolezza, il riconoscersi in un’emozione precisa, qualcosa di così duraturo da attraversare gli spazi e il tempi della nostra vita. I cocci rotolano contro la mancanza di casa, si stringono attorno a “Lo Stretto di Messina”, finiscono per squarciarne i bordi e ogni ricordo del sud si presentifica nella sua assenza. Un rombo di musica rimbalza contro le pareti del Bravo Caffè come se ogni onda del Mediterraneo avvolgesse la sala. Fuori piove e dentro c’è un sole che spacca i ricordi, che secca ogni goccia che inonda le strade e bagna i portici. E nel rosso del recinto musicale che mi trattiene torno a guardarmi intorno, “A due passi da qui”. Torno a capire perché dentro me convivono due terre lontane e diverse, e non si odiano, e non si annullano, e non si accettano neppure ma si amano segretamente. Come due sconosciuti che si guardano negli occhi in un mattino di settembre banale, e si riconoscono.

E sotto la pioggia me ne torno a casa, ripercorrendo i miei passi all’indietro. Incontro il volantino di prima, mi sorprendo che sia ancora integro, scampato al temporale e al vento persiste appiccicato contro la base di una colonna in pietra. Tiro fuori un pennarello dalla borsa e decido che per una volta si deve essere onesti con il mondo.

“La musica live è morta viva
e voi non “Avete Fatto In Tempo” a rendervene conto.
Stronzi.”

A cura di Malachina

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L'Indiavolato è un supplemento editoriale de La Suburbana Magazine - Aut. Trib. Bologna n. 7793 del 17.09.2007 © 2018 L'Indiavolato. All rights reserved. www.indiavolato.it

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