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LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK DI HARUKI MURAKAMI

Voglio parlarvi di un libro o forse voglio solo parlarvi di me.
Ho iniziato a leggerlo ieri, era diverso dagli altri libri di Murakami,
mi sembrava che avesse per la prima volta un collegamento netto con la realtà.
Imprescindibile.
Stamattina avevo voglia di andare avanti, un po’ disillusa
per via di questa sfumatura tanto positivista ma comunque
fermamente convinta di voler scoprire di più.

Un’amica mi aveva detto che la protagonista mi somigliava,
che le aveva ricordato me per tutto il tempo.
E leggendo, parola dopo parola, riga dopo riga,
senza più pause o esitazioni, sono riuscita a ricordare me stessa.

Murakami parla spesso di perdita, di cose perdute, consapevolmente o per caso,
che non possono più tornare, non hanno più la possibilità di essere ritrovate.
Io però ho ritrovato qualcosa nel racconto che parla di un’aspirante scrittrice
con un modo tutto suo di vedere il mondo, nella sua perdita e nel suo ritrovamento,
nel suo rifugio onirico lontano da ogni casualità, distante da ogni inevitabilità.

Ho finito il libro, sono rimasta per qualche secondo a pensare
a come la scrittura riesca a lasciarmi al contempo l’anima piena e vuota,
di un contrasto a volte insostenibile.

La ragazza dello Sputnik è vita, impressa nero su bianco nel mio cuore.
Questo libro sono io, diversa e identica a me stessa,
chiusa nel mio guscio di unicità come molti altri prima di me, come molti altri dopo di me.

Questo libro è un filo rosso che mi riporta a casa.

A cura di Malachina

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L'Indiavolato è un supplemento editoriale de La Suburbana Magazine - Aut. Trib. Bologna n. 7793 del 17.09.2007 © 2018 L'Indiavolato. All rights reserved. www.indiavolato.it

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