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Impronte di Sabbia (Biff)

L’Emilia è terra inesauribile di Rock. Quali siano gli elementi che l’hanno resa tale non è chiaro, ma ciò che è certo è che continua a dare luce a gruppi e cantanti rock di una certa qualità. Tra questi ci sono i Biff, formatisi nell’ambiente hard & metal bolognese, alcuni passando anche per la dance degli anni ’80 e il post ’70. A Maggio 2017 è uscito il loro terzo album, Impronte di Sabbia, un album di dieci brani , su cui i BIFF hanno dichiarato: “ in pratica è un carpe diem. Cogli l’attimo, perché siamo impronte di sabbia destinate a scomparire presto e “del cui doman non v’è certezza”.
Sulla figacità della vita tornano infatti molte canzoni, tra cui sicuramente la prima, “Impronte di sabbia”, canzone forte che, su una base che ricorda la musica dance anni ’80, invita due amanti, tramite le voci piotenti di Daniele Biffi e Serena Ghinazzi, a vivere per una notte la passione che li attanaglia come un fuoco da rendere “cenere, polvere”.
In “colori lividi” la passione diventa amore malato dove “inganni , lividi, paure brividi si confondono” in un tunnel di violenza da cui la protagonista sta riuscendo finalmente a uscire. Tema di grande attualità in un paese dove ogni due giorni muore una donna per mano del marito o del compagno, viene affronato dai BIFF in un dialogo cantato che porta alla luce i conflitti e le catene che rendono difficile uscire da una situazione che dall’esterno può sembrare incomprensibile . Il ritmo è quello trionfale di chi sta tornando finalmente a respirare.
In “senza noi” la fugacità torna e diventa spunto per riflettere, su come esistiamo in funzione del fatto che siamo nella mente degli altri (“io non esisto senza noi”). Il testo profondo e riflessivo è accompagnato da una base lenta e rasserenante su cui stonano però putrooppo i cori, che tendono a banalizzare il tutto.
La canzone che segue, “ci metto il cuore “ è invece probbilmente la meno riuscita. Sui ritmi di nuovo molto anni ’80 il tema della fugacità del tempo torna ancora per trasformarsi in un inno un po’ scontato all’importanza dell’essenziale, del lasciarsi andare, di mettere il cuore in tutte le cose nonostante crescere significhi perdere la capacità di sognare per piombare nella realtà. L’assolo di chitarra finale però, molto bello e forte, riscatta il brano, così come i BIFF si riscattano con la canzone sucessiva, Me stesso, di un equilibrio e di un’armonia perfetti, dal ritmo lento che si sviluppa in un crescendo emotivo coinvolgente e dal testo davvero ben scritto su cosa sia essere maestri. Il miglior maestro è colui che ti trasmette la comnoscenza non attraverso le nozioni ma le emozioni, colui che ti insegna “non esecuzioni perfette” ma “cuore e passione, forse umiltà” attraverso il suo essere semplicemente ciò che è.
Con “Vado via” si torna all’ attualità, raccontatando non in modo politico ma esistenziale il tema dell’emigrazione. Dall’ambizioso scienziato all’ultimo dei maltrattati, tutti abbiamo fortissiima la necessità di continuare a sognare, che può spingerci a fare migliaia di chilometri, renderci disposti a giocarci il futuro fino all’ultimo per vederlo migliorare. Il tono è quello rabbiosamente speranzoso di chi è costretto a partire ma continua a credere che valga la pena rischiare.
Più politica è “Contro vento“, canzone di rock puro dedicata al presidente uruguayano Pepe Mujica, descritto come un esempio, non un eroe, che ci ricorda l’importanza di essere scomodi, se è necessario di andare controcorrente anche a costo di mangiarsi la polvere , perchè in gioco ci sono valori e diritti fondamentali.
Dalla politica si passa all’intimità con “Mano nella mano”, brano di una grande tenerezza e dolcezza , con un ottimo pezzo di chitarra, scritto da un padre per i figli per esprimere loro il proprio affetto e amore e attraverso ciò trasmettere a tutti la fiducia che quando si è insieme, tutte le paure si allontanano.
L’album si conclude con “Un’ora”, sull’importanza di ritagliagliarsi sempre un po’ di tempo per sé anche se si è stanchi per avere un’iniezione di entusiasmo che aiuti ad affrontare il resto della giornata piena di impegni, e “Sarà” canzone ironica, dalla grinta prettamente rock.che vede il protagonista impegnato a difendersi dalle accuse di una lei che cerca in tutti i modi di scaricare la responsabilità di un rapporto fallito.

In tutti i brani di Impronte di sabbia, decise e grintose, come gli assoli di chitarra, le due voci di Daniele Biffi e Serena Ghinazzi si contrappongono e si alternano, sposandosi alla perfezione e riuscendo a esplorare al meglio le mille sfumature di un tema famentale in un momento in cui il “carpe diem” è diventato cogliere il momento migliore per scattare un selfie con lo smartphone e non più l’idea che bisogna vivere davvero. I BIFF con Impronte di sabbia ce lo ricordano, e ascoltandoli non si può che essere loro grati.

A cura di Calcabrina

IMPRONTE DI SABBIA / Biff

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