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Tratti di Matita (Dagma Sogna)

Dei “Tratti di matita” sono tutto ciò che troviamo su un foglio bianco dopo aver fatto il gesto delicato, silenzioso e riflessivo di disegnare sovrappensiero qualcosa con l’intenzione di ricrearla, non così come ci appare, ma come ha preso forma nella nostra testa, dentro di noi. Così, tratteggiando, mentre cerchiamo di capire l’immagine di qualcosa che è fuori di noi quello che facciamo è in realtà una ricerca intimistica, che possa permetterci di conoscere noi stessi poco poco meglio. In questo senso il nuovo album dei Dagma sogna è “Tratti di matita”; risultato di un processo creativo naturale e sciolto, è la ricerca di sé attraverso la rappresentazione dell ”altro”.
Uscito a gennaio 2018 Tratti di matita è il secondo album della band, nata nel 2015 unendo le iniziali dei nomi dei cinque componenti alla comune attrazione verso il mondo onirico,mondo presente in tutte le undici tracce, fortemente evocative e immerse in un bagno emozionale che colpisce e trascina.
Le sonorità sono quelle cantautorali accompagnate da linee di chitarra più d’impatto, con accenti talvolta più rock e talvolta pop che creano uno stile Dagma riconoscibile per la sua capacità di sfruttare anche i suoni più duri per raccontare le fragilità dell’essere umano.
La fragilità è infatti il tema che i Dagma hanno indagato in quest’album, la fragilità che si manifestanelle storie d’amore che nascono e finiscono,nei viaggi personali o nei ritratti di famiglia, nei desideri, nelle passioni e delusioni che fanno di questo album un’armoniosa raccolta di toccanti e coinvolgenti storie moderne.
I colori del silenzio è la prima delle storie raccontata : intimista, ci parla proprio della delicatezza dell’esplorazione quando si cerca di rappresentare il volto di chi si ama; azione che diventa dolce rivelazione di chi si è attraverso l’immagine dell’altro. L’intero brano lascia una sensazione di dolcezza, grazie alle parole del testo e al ritmo cullante e travolgente allo stesso tempo.
Il racconto della fragilità continua con Come onda, in cui la centralità del mare, che ricorda la poesia di Montale, rivela le origini liguri della band. Il mare con il suo andare e tornare, con il suo cancellare le tracce sulla sabbia, con il suo travolgere, essere infinito e confondere diventa la metafora di un amore tempestoso, ormai alla fine in cui affetto e possesso si sono confusi dopo un primo momento in cui c’era solo la felicità di perdersi, mentre ora c’è solo l’incapacità di accettare l’inevitabile lasciarsi andare.
Il discorso sulla difficoltà di accettare che qualcosa finisca prosegue con “La teoria del dirsi addio”in cui ci si interroga se sia davvero possibile lasciare andare qualcuno con serenità. La teoria e la pratica infatti configgono. Si sa che a volte lasciare andare ed è “amore più che chiamarsi amore” ma quando si sente solo dolore trovare la strada per farlo è difficilissimo. Tale difficoltà e conflitto oltre che con un bellissimo testo (con ritorni e figure retoriche che rimandano alla tradizione poetica) è raccontata attraverso il finale strumentale di un rock molto potente.
Segue Signora Degli Inganni”, singolo lanciato a gennaio insieme all’album e che, grazie al suo equilibrio,
è approdata fin da subito nelle classifiche di I tunes: in posizione 31 nella Top 200 Italy, in posizione 16 nellaTop 200 Pop e in posizione 28 nella Top 100 Generale.
Con Tu come me – il discorso del lasciarsi prosegue ancora, e ci si interroga su quale sia stato il momento in cui “tutto è andato perso” , mentre in Nuotare in un mare di stelle la dimensione onirica raggiunge il suo apice in un’ immersione nell’indefinito, fatto di paure, fiducia e possibilità, di sensi e emozioni intense, metafora dell’inizio di una storia, quando di nuovo si inizia ad affidarsi a qualcun altro.
Il cortile è il brano più narrativo e cantautoriale: con un sottofondo musicale leggerissimo, utile a cullare, racconta la situazione di una madre lasciata sola a crescere un figlio, divisa tra la gioia di dare amore e il dolore di sentire la mancanza di quel primo amore che ha reso il tutto possibile.
Fuori dalla realtà infine colpisce più per il ritmo, calzante e carico, che per il testo, mentre in Ancora favole riemerge la dolcezza del primo brano dell’album attraverso quelle promesse impossibili e folli che si fanno all’inizio di una storia quando l’entusiasmo impedisce di non sognare, di raccontarsi quelle che in fondo sappiamo sono “ancora favole”. L’album si chiude con Il viaggio, brano su come il viaggiare sia la ricerca di un vivere più intensamente, forse il meno riuscito dal punto di vista ritmico ma dal testo interessante.
Con Tratti di matita (dal titolo anche che ricorda raccolte di poesia di inizio Novecento) i Dagma ci ricordano di come canzone e poesia abbiano radici comuni, radici che quando vengono allo scoperto sono capaci di creare emozioni fortissime, unendo il potere fortissimo della parola a quello unico della musica.
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A cura di Calcabrina

TRATTI DI MATITA / Dagma Sogna

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